Giusto compenso: è andata in scena la rivolta dei professionisti. Dai tre euro per una visita medica, ai quattro per un articolo giornalistico, per non parlare dei bandi di appalto per servizi pubblici e delle parcelle legali. Sono i compensi al di sotto del decoro per i professionisti italiani, sempre più vittime della libera concorrenza e dell’uso selvaggio delle leggi di mercato. Hanno fatto sentire la loro voce, un'ampia rappresentanza composta da avvocati, dentisti, giornalisti, architetti, ingeneri, medici riuniti da nord a sud: è stata la rivolta di tutti i professionisti che ha generato la mobilitazione di massa di oggi a Roma, da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni Laterano. In testa c’erano gli avvocati napoletani e romani che guidavano il comitato promotore. “Abbiamo voluto sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni competenti, chiedendo cinque SI – ha spiegato Armando Rossi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli – 1) SI’ alla previsione inderogabile di un compenso decoroso e rispettoso dei principi costituzionali; 2) SI’ ad una previdenza equa e sostenibile; 3) SI’ ad una riduzione della pressione fiscale per professionisti, cittadini ed imprese; 4) SI’ ad una formazione professionale qualificata; 5) SI’ ad un legislatore che rispetti il fondamentale ruolo delle professioni”.

Una categoria, quella degli avvocati, che resta la più grande d’Europa con circa 240mila iscritti alla cassa di previdenza.

“Bisogna assicurare agli avvocati la libertà e l’indipendenza della loro funzione, posta seriamente in difficoltà dalla difficile situazione economica in cui tutti versiamo, gravati da insostenibili imposte e oneri previdenziali, che non trovano contrappeso in una dignitosa, giusta ed equa retribuzione, che sia proporzionata al lavoro prestato. La nostra posizione – ha continuato Armando Rossi – va rivista per ripristinare i minimi tariffari inderogabili, in modo che nemmeno il giudice, nella liquidazione dei compensi, possa spingersi oltre la soglia della decenza. Dopo la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo dello scorso 8 dicembre, non si può più affermare che l’Europa non vuole le tariffe minime inderogabili perché contravvengono alla libera concorrenza: l’Europa sostiene, a chiare lettere, che i minimi tariffari, se approvati con legge, sono legittimi! Abbiamo subìto un torto!

È un diritto fondamentale dell’uomo e di ogni lavoratore quello di vedersi assicurare una giusta retribuzione. I minimi tariffari, del resto, garantirebbero un libero ed indipendente esercizio della professione per continuare a garantire una prestazione di qualità al cittadino-cliente".